[vol. VIII, pp. 139-140, n. 1200]
J. M. J.
Torino, 10 giugno 1918
Carissimo Monsignore,
Ho letto e riletto tutte le tue lettere che scrivesti a me e al V. Rettore. In esse si vede che sei intento a consolidare la vostra posizione nell’aspettazione della spirituale. È nostro impegno sostenerti, ed aiutarti con la nostra esperienza. È con questo spirito che devi ricevere le lettere direttive del Sig. V. Rettore, il quale come ben sai è praticissimo di queste cose, e comprende pure le tue preoccupazioni.
Devi tenere a mente due cose: 1. Che da S. Propaganda è vietato fare commercio; e noi non dobbiamo, né vogliamo disubbidire. Il Signore ci premierà questa ubbidienza; tienti perciò alle direttive del V. Rettore. 2. Che non devi darti a troppe opere industriali, le quali sono le sole permesse; ma appigliarti a poche, possibili per ora, e fruttifere, lasciando all’avvenire altre che sono troppo costose, e non convengono perché siete pochi e ancora inesperti.
Quanto a denari, devi convenire che non ti neghiamo il necessario secondo le nostre possibilità, e che ti trattiamo come facemmo per la Missione del Kenya, ed anche meglio. Solamente non possiamo permettere gravi spese per un esito incerto, e per altri motivi che già ti espresse il V. Rettore. Dovete per ora vivere in cerchia ristretta anche se doveste perdere qualche maggior vantaggio.
Mi scrivi che ti senti ispirato in quel che fai, e quasi ti appelli al tribunale di Dio. Mio caro, la via sicura della volontà di Dio è l’ubbidienza, e non il proprio giudizio o le ispirazioni. In ogni caso non avrai mai da pentirti di aver anche ritardato un progresso non voluto dai Superiori. Sta a cuore anche a noi il progredire, ma con prudenza e secondo le direttive di Propaganda.
Presenta le mie congratulazioni al caro Carlo, i miei incoraggiamenti e la benedizione a voi tutti. In Domino aff.mo