[vol. IX/1, p. 129, n. 1446]

J. M. J.

Torino, 17 agosto 1921

Caro P. Gays,

Sono contento delle Feste ben solennizzate. La SS. Vergine le avrà ripagate con tante grazie.

Non per rimproverare il passato, ma per conservare le giuste tradizioni, non si ammetta mai alcun Sacerdote o laico alla tavola comune. Così fanno le Congregazioni ben ordinate. Da noi si è sempre tenuta questa regola. Parimenti trovo fuori posto le feste fatte alla superiora, sia in Chiesa, come a tavola. I Chierici non devono sapere i nomi delle Suore; e la divisione non è mai abbastanza, af finché in Africa ci sia poi un distacco più possibile.

Il Coad. Michele mi scrisse quindici giorni sono, dicendomi che è ancora alla cura di uova e latte; come doveva fare. Gli risposi che provasse a farne senza per quindici giorni; se stava bene ritornasse. Così, eccetto Davide, bisognerà che facciano tutti gli invalidi dopo agosto.

Quanto a quella Croce, fate nulla. Il Can. Gunetti mi disse che il Vicario di Lanzo ha già a questo scopo fatto un comitato per le spese non indifferenti necessarie, e farà lui con il concorso dei vicini paesi.

Tante cose a tutti e la mia benedizione aff.mo in G. C.