[vol. IX/2, pp. 119-122, n. 1654]
Torino, 20 giugno 1923
Ad Majorem Dei Gloriam
Carissimi figli in N. S. G. C.,
Vi presento il libro delle Costituzioni, rivedute e corrette secondo il nuovo Diritto Canonico, approvate dalla Sacra Congregazione de Propaganda Fide, ad experimentum, per un decennio; dopo del quale – od anche in tempo assai più breve – saranno approvate definitivamente.
Vi invito anzitutto ad innalzare con me fervide azioni di grazie al Signore ed alla SS. Consolata, per tutti i favori elargiti all’Istituto dalla sua origine sino al presente.
Voi sapete bene come a quest’opera io non abbia posto mano se non perché mosso dalla Volontà di Dio, ed unicamente per procurare la maggior gloria di Lui con la santificazione dei membri dell’Istituto e la salvezza dei poveri infedeli.
Non ignorate quanto l’inizio sia stato umile e sottoposto a varie prove. Il progetto dell’istituzione, presentato fin dal 1891 al Cardinal Simeoni, Prefetto della S. C. de Propaganda Fide e da lui approvato, non poté essere allora attuato a causa di molteplici difficoltà; e per ben dieci anni nulla si fece. Fu solo nel 1900 che, cessate tali difficoltà e sopravvenute circostanze più favorevoli, si sottopose all’Episcopato Subalpino riunito in Consiglio interprovinciale presso il Santuario della Consolata, l’antico progetto, che ebbe l’unanime consenso degli Ecc.mi Presuli. Ciò ottenuto si passò tosto all’attuazione; ed il 29 gennaio del 1901 l’Istituto della Consolata per le Missioni Estere veniva canonicamente eretto con Decreto dell’Em.mo Cardinale A. Richelmy, nostro amatissimo Arcivescovo. È questa, nella storia dell’Istituto, la data ufficiale della nascita, da ricordarsi ogni anno con animo riconoscente a Dio.
Cinque mesi dopo, 18 giugno 1901, la modesta palazzina di Corso Duca di Genova, si apriva a ricevere il primo esiguo manipolo di Missionari della Consolata. Erano pochi; e quando, l’8 maggio
1902, ebbe luogo la prima partenza per il Kenya, la piccola Casa Madre restò priva di figli e deserta. Nell’umiltà, nell’oscurità e nelle contraddizioni l’opera gettava salde fondamenta, per poter a suo tempo uscire alla luce e crescere gigante.
D’allora in poi, ogni anno nuovo segnò un passo in avanti nella via della sistemazione e dello sviluppo. Ed ecco moltiplicarsi in modo consolantissimo le vocazioni missionarie fra sacerdoti, chierici e laici, non solo nelle Diocesi del Piemonte, ma anche di fuori, sì da costringerci a rinunciare alla primitiva idea, che era che l’Istituto fosse aperto al solo Clero Piemontese; vennero nuove e sempre più numerose partenze di personale per le Missioni, mentre altri molti attendevano a prepararsi in Casa-Madre. Nel 1905 (14 settembre) il primo campo apostolico del Kenya, già fiorente, venne eretto in Missione Indipendente; e quattro anni dopo, 28 giugno 1909, in Vicariato Apostolico; e nel 1909, dopo un tempo insolitamente breve dalla fondazione, ci fu dato il Decretum Laudis dell’Istituto, il quale, fra l’altro, approvava - e mi piace qui ricordarvelo - il nostro metodo d’evangelizzazione con le seguenti parole: «Caratteristica di queste Missioni si è che i Missionari non si limitano ad introdurre la religione... ma, con lo splendore della fede, portano a quei popoli la luce della civiltà, ammaestrandoli nell’agricoltura, allevamento del bestiame, esercizio delle arti più usuali...». Nel 1910 si fece l’inaugurazione del nuovo grandioso edificio di Casa-Madre divenuto necessario per il sempre crescente numero degli aspiranti; e nello stesso anno vi fu l’inizio d’una nuova istituzione consorella: quella delle Suore Missionarie della Consolata. Nel 1913 un secondo campo di Missione venne affidato all’Istituto con la Prefettura del Kaffa; e, nel 1922, un terzo, con la Prefettura di Iringa.
A venti anni dunque dalla fondazione l’Istituto poteva a ragione considerarsi adulto. Bisognava pertanto pensare alla sua sistemazione. L’amatissimo Vice Rettore Can. Giacomo Camisassa, ed io, sia perché non ci credevamo più necessari, sia perché, vecchi e stanchi, sentivamo di non poter più continuare a portare la responsabilità e l’onere gravoso della direzione, avevamo deciso di dimetterci dalle rispettive cariche di Superiore e di Vice-Superiore, pur continuando ad essere vostri protettori e benefattori. A questo fine si indisse il Primo Capitolo Generale; e intanto si presero in esame le Costituzioni per portarvi i miglioramenti suggeriti dall’e-sperienza e voluti dal nuovo Diritto Canonico.
Il Signore, negli imperscrutabili disegni della sua Volontà, sempre buona e santa anche quando ci colpisce duramente, proprio alla vigilia del Capitolo, il 18 agosto 1922, chiamò a sé il tanto compianto Vice Rettore, privando l’Istituto del più valido sostegno, e gettando me e voi nella costernazione. Abbiamo, pure nelle lagrime, pronunciato il fiat alla Volontà di Dio; ma sentiamo anche al presente la grave perdita fatta; non potremo certamente dimenticarlo, e dimenticare il bene che fece all’Istituto, per il quale tutto si sacrificò fino all’ultimo respiro della sua preziosa e santa vita. Ma se il caro Vice Rettore più non poté partecipare quaggiù al Primo Capitolo, poté ben assistervi dal Cielo e guidare i passi dei Padri Capitolari che, nelle diverse adunanze, prendendo in considerazione ogni singolo punto delle Costituzioni, formulando un primo schematico Direttorio, e passando all’elezione delle Cariche, portarono l’Istituto ad una tale sistemazione che non può non tornare di vantaggio al consolidamento e allo sviluppo del medesimo.
Ed ecco ora la S. C. de Propaganda Fide, con Decreto del 27 febbraio scorso, approvare le nostre Costituzioni, come già vi dissi; che sono appunto queste che vi presento.
Ricevetele, o carissimi, non come dalla mia mano, ma dalla mano del Signore e della SS. Consolata che a questo Istituto vi chiamarono, con vivo spirito di fede. Questo vi posso assicurare, che ogni singola regola, e non dubito di dire ogni singola parola, fu oggetto di serio studio, di lunghe considerazioni, e specialmente di molte preghiere. Ricevetele con semplicità, non azzardando con leggerezza alcun giudizio sfavorevole su nessun punto; non facendo distinzione fra regola e regola, per maggiore o minore importanza, il che sarebbe dannoso e infirmerebbe tutto il libro delle Costituzioni e lo spirito che vi deve animare nell’osservanza delle medesime. Ricevetele con volontà ferma di osservarle fino alla morte con la maggior perfezione possibile; ricordandovi che, quanto più perfettamente le avrete osservate, tanto più tranquilli e contenti vi troverete in punto di morte; che esse costituiscono un secondo Vangelo, di cui ogni parola è sacra, e sul quale sarete giudicati, non più come semplici cristiani, ma quali religiosi e Missionari della Consolata; che dall’osservanza di esse dipenderà infallantemente tutto il profitto spirituale di ciascuno di voi; il perseverare del buon spirito nell’Istituto, e le benedizioni di Dio sulle vostre fatiche.
Vostro aff.mo in N. S. G. C.