[vol. IX/2, pp. 123-124, n. 1655]
Torino, 21 giugno 1923
Caro P. Gays,
Non poteva V. S. peggio attristarmi la Festa della nostra Consolata. Compatisco la di Lei suscettibilità, e come mi scrisse il 15 corrente, un inconsiderato timore.
V. S. deve considerare davanti a Dio che se procedetti ad un pronto licenziamento di un postulante, ciò feci per vera urgenza, trattandosi di moralità che in sé gravissima già trapelava nella Comunità, con immenso danno del bene comune. V. S. dovrebbe ringraziare meco il Signore di averci così liberati dal contagio. A voce comprenderà la cosa. Frattanto le rifiuto ogni dimissione, solo prego di non farne di ciò sapere agli altri.
Un po' di umiltà e spirito di Dio e tutto si aggiusterà.
Devo partire lunedì per S. Ignazio e V. S. abbia la carità di lasciarmi quel po' di quiete prescrittami dal medico. Meglio ancora che subito mi annunziasse che la sua lettera è nulla.
La SS. Consolata ci consoli e per la sua gloria ci tenga superiori a certe miserie.
aff.mo in G. C.