[vol. IX/2, pp. 169-170, n. 1668]

Torino, 18 agosto 1923

Carissimo P. Gillio,

Ho ricevuto la sua lettera, e La prego di scrivere sovente e minutamente. Avrete certamente oggi ricordato il caro V. Rettore!

Quanto al buon Padre Re, ripetigli a mio nome ciò che già gli diceste: non faccia il ragazzo perché avrà dopo da pentirsi.

Riguardo alle obbiezioni, già fatte altre volte e sciolte, risponderò con una decisione ufficiale. Desidererei sapere chi sono cotesti mestatori; se gli antichi come P. Balbo od altri. Siamo certamente religiosi, come i Lazzaristi; ed è ignorante chi non equipara il giuramento fatto a Dio al vero voto; legga il D’Annibale. L’aggiunta di dovere essere autorizzati nell’uso del caso dei propri beni risale alla prima approvazione delle Costituzioni, senza cui Roma non approvava; e allora io ne scrissi a Mons. Perlo, il quale ne parlò a tutti, come pure feci io a Torino. Quei piccoli permessi spettano a Lei.

Desidero poi che V. S. si regoli in generale ed in particolare colle nostre Suore, com’è prescritto pei missionari, V. S. rappresenta me anche colla Superiora e colle singole. Al caso del P[adre] Mauro penso io.

Al Kenya in vari e varie c’è un certo malumore, che bisognerebbe togliere. Non è così al Kaffa, ed anche ad Iringa. Studi V. S. i motivi, e faccia il possibile per rimettere in tutti la pace. Prego perciò e benedico. V. S. sia prudente, ma forte ne’ suoi doveri.

La SS. Consolata benedica tutti; ma specialmente V. S.; sicché si faccia in tutto la S. Volontà di Dio aff.mo in N. S. G. C.