[vol. X, pp. 305-307, n. 1780]

Torino, 31 maggio 1925

Carissimi Figli in N. S. G. C.,

Il Signore, come ognuno di voi, figli carissimi, ha potuto constatare con i propri occhi, si degnò benedire in modo specialissimo quest’Opera che ci aveva ispirata: rassodandola ed estendendola oltre ogni umana previsione. Di questo porgiamogliene umili grazie e siamogliene grati con il renderci ognor più degni della sublime vocazione a cui, per sua bontà, ci volle chiamare.

Il nostro Istituto però, nel suo sviluppo, al pari d’ogni organismo, dovette passare attraverso a varie fasi, determinate e caratterizzate dall’ambiente in cui nacque e si svolse; dai suoi scopi primari: dapprima più ristretti e che la Suprema Autorità volle essa stessa ampliati; e infine dal desiderio comune di formarne un corpo morale più perfetto per la santificazione nostra, maggiormente idoneo all’evangelizzazione e più confacente alla vita di missione. Evoltosi così gradualmente e poi rassodatosi, ci sembra che siasi ora, con la grazia di Dio, raggiunta la forma migliore e definitiva di esso.

Ma se a questo si pervenne con grande beneficio per il nostro Istituto ed è una prova evidente della predilezione per esso della Divina Provvidenza, a causa tuttavia delle varie trasformazioni, si produsse naturalmente uno stato di cose, da cui, in qualcuno s’ingerirono dubbi, in altri incertezze: risultandone perfino certe inevitabili irregolarità nella vita comune. Cose tutte che conveniva assolutamente eliminare per la tranquillità del passato; e, per la regolarità e sicurezza dell’avvenire, evitarne ogni ripetizione.

A questo scopo: trattatone ampiamente e lungamente con il Consiglio – sentito il parere di parecchi missionari anziani e di dotti specialisti – attenendoci alle direttive e norme suggeriteci dalla Suprema Autorità; decidemmo di presentare ad essa un’ampia postulazione al riguardo, di cui v’allego copia. Benevolmente accolta e esaminata; e, riassunta poi nella forma che pure v’allego, veniva da S. S. Pio Papa XI, gloriosamente regnante, in data 5 febbraio corrente anno, «benigne et pro gratia» pienamente esaudita.

Nel comunicarvi questa consolante notizia, che segna una novella benedizione di Dio su la nostra Opera e una felice data nella storia del nostro Istituto, – e quale conseguenza di essa – d’intesa con la Suprema Autorità, mi rivolgo a tutti e singoli i membri dell’Istituto: che, ciascuno, dopo pregatane fervidamente la nostra Patrona la Consolata e implorata la speciale assistenza dello Spirito Santo, mi comunichi:

a) se, non avendo emesso alcun voto, (prima categoria del memoriale a Propaganda), intenderebbe emetterli; oppure: avendoli bensì emessi furono dubbi o incompleti (seconda categoria del memoriale suddetto), se intende rinnovarli; in ambedue i casi secondo la forma e la portata delle vigenti Costituzioni e con le modalità in esse contenute; senza dover perciò far precedere alcun noviziato e conservando la presente anzianità, come dal comma 3 del Riassunto della Sacra Congregazione de Propaganda Fide n. 296/25; aggregandosi così completamente e formalmente all’Isti-tuto nella sua forma attuale di Congregazione a voti semplici di Diritto Pontificio (terza categoria del succitato memoriale);

b) se invece intende rimanere aggregato all’Istituto nella sua forma attuale, senza emettere o rinnovare i voti, usufruendo della benigna concessione del Sommo Pontefice. Nel qual caso godrebbe pure dei privilegi «pro gratia» accordati; restando però pienamente e fermamente obbligato all’osservanza di quella forma di giuramento o di voti, che a suo tempo aveva emessi: come da comma 3 del sullodato Riassunto di Propaganda. Questa particolare situazione di fatto, è da notare, che non solo ha carattere provvisorio: limitato cioè alla vita naturale dei membri, che si trovano in queste peculiari condizioni e che preferiscono conservarsi in esse; ma che per persone, le quali, oltre all’aspirare per vocazione alla perfezione religiosa, già per lunga serie d’anni con perseverante sacrificio v’attesero, non costituisce evidentemente una perfetta dedizione a Dio; né può essere altrettanto ricca di meriti e neanco di quelle sublimi grazie che il Signore suole elargire in contraccambio all’«ilare datore», che interamente al Suo servizio si vuole consacrare.

Allo scopo di conservare ad ogni membro dell’Istituto la massima libertà nella scelta che dovrà fare, ciascuno risponda in lettera particolare, da spedire a me personalmente, o a qualsiasi membro del Consiglio per posta raccomandata. Se poi a qualcuno restasse qualche dubbio, o desiderasse maggiori spiegazioni, prima di prendere una risoluzione riguardo all’emettere o rinnovare i suoi voti, voglia rivolgersi con tutta confidenza e libertà a me o a qualsiasi dei Superiori maggiori, tenendo presente, nel prendere la sua decisione, esclusivamente il bene della propria anima e l’individuale santificazione; dalla quale soltanto, d’altronde, sarà l’Istituto per ritrarne sicuri vantaggi e ne proverrà alle anime, per la salvezza delle quali all’Istituto ci siamo consacrati, maggiore abbondanza dell’indispensabile grazia divina.

Implorando su ciascuno di voi in quest’Anno Santo le più elette benedizioni del Cielo e la speciale protezione del nostro novello Beato, alla cui imitazione vivamente v’incoraggio, di tutto cuore vi saluto.